Prima
di riassumere la concezione delle dinamiche economico-sociali da parte di Marx,
in quanto prese in serie storiche diacroniche di lunga durata, è necessario
sottolineare che Marx usa la metafora architettonica della base (Basis, o delle fondamenta, Grundlage, corrispondenti all’infrastruttura) di una casa, ossia la
struttura economica, sulla quale si elevano le altre parti dell’edificio, la sovrastruttura (Überbau, a volte Konstrucktion)
politica e giuridica. Si tratta di una metafora che non stabilisce una sudditanza
della sovrastruttura (di un epifenomeno) alla struttura, come una certa vulgata meccanicistica insegna, ma di
una metafora che serve a spiegare, in una gerarchia ragionata delle cause, qual
è la causa principale da cui prendere le mosse per elaborare un precario modello
di spiegazione. Modello in cui, tra l’altro, tutte le cause agiscono in un
rapporto di mutua interdipendenza secondo le regole di combinazione e permutazione
che legano i tratti distintivi (risorse, forza-lavoro, mezzi di produzione
etc.) in un campo di analisi determinato. Come dire che permettono una pratica
di analisi che non si riferisce a una scala meccanica dei modi di produzione
(“asiatico, antico, feudale e borghese moderno”), ma la possibilità di usare i
tratti distintivi individuati per analizzare modi di produzione diversi.
Possiamo
dunque dire che non esiste in Marx un determinismo economico meccanico. Di questo non-meccanicismo ne potrebbe essere esempio,
nella traduzione francese de Il Capitale
di J. Joseph Roy, riveduta e rielaborata da Marx[1], il termine édifice (citato da Marx nella ripresa in
una nota del testo di un frammento di Per
la critica dell’economia politica[2]), che traduce il termine Überbau:
“[…] que le mode déterminé de production et les rapports
sociaux qui en découlent, en un mot que la structure économique de la société
est la base réelle sur laquelle s'élève ensuite l'édifice juridique et
politique, de telle sorte que le mode de production de la vie matérielle domine
en général le développement de la vie sociale, politique et intellectuelle […]”[3],
e
non con superstructure che in
francese ha connotazioni negative poiché indica qualcosa di posticcio o
inutile, ciò che potrebbe eliminare i problemi introdotti dalla vulgata riguardo al termine sovrastruttura.
Contro la concezione meccanicistica del materialismo volgare può essere utile
leggere quanto Engels scriveva a Joseph Bloch il 21 settembre 1890[4]:
“[…]
secondo la concezione materialistica della storia la produzione e riproduzione
della vita reale è nella storia il momento in ultima istanza
determinante. Di più né io né Marx abbiamo mai affermato. Se ora qualcuno
distorce quell’affermazione in modo che il momento economico risulti essere l'unico
determinante, trasforma quel principio in una frase fatta insignificante,
astratta e assurda. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti
della sovrastruttura - le forme politiche della lotta di classe e i risultati
di questa - costituzioni stabilite dalla classe vittoriosa dopo una battaglia
vinta, ecc. - le forme giuridiche, anzi persino i riflessi di tutte queste
lotte reali nel cervello di coloro che vi prendono parte, le teorie politiche,
giuridiche, filosofiche, le visioni religiose e il loro successivo sviluppo in
sistemi dogmatici, esercitano altresì la loro influenza sul decorso delle lotte
storiche e in molti casi ne determinano in modo preponderante la forma. È
un’azione reciproca di tutti questi momenti, in cui alla fine il movimento
economico s’impone come fattore necessario attraverso un'enorme quantità di
fatti casuali (cioè di cose e di eventi il cui interno nesso è così vago e così
poco dimostrabile che noi possiamo fare come se non ci fosse e trascurarlo). In
caso contrario, applicare la teoria a un qualsiasi periodo storico sarebbe certo
più facile che risolvere una semplice equazione di primo grado. Ci facciamo da
noi la nostra storia, ma, innanzitutto, a presupposti e condizioni assai
precisi. Tra di essi quelli economici sono in fin dei conti decisivi. Ma anche
quelli politici, ecc., anzi addirittura la tradizione [mentalità] che vive
nelle teste degli uomini ha la sua importanza, anche se non decisiva. […] Ma in
secondo luogo la storia si fa in modo tale che il risultato finale scaturisce
sempre dai conflitti di molte volontà singole, ognuna delle quali a sua volta è
resa quel che è da una gran quantità di particolari condizioni di vita; sono
perciò innumerevoli forze che si intersecano tra loro, un gruppo infinito di
parallelogrammi di forze, da cui scaturisce una risultante – l’avvenimento
storico - che a sua volta può esser considerata come il prodotto di una potenza
che agisce come totalità, in modo non cosciente e non volontario.
Infatti, quel che ogni singolo vuole è ostacolato da ogni altro, e quel che ne
viene fuori è qualcosa che nessuno ha voluto. Così la storia, qual è stata
finora, si svolge a guisa di un processo naturale, ed essenzialmente è soggetta
anche alle stesse leggi di movimento. Ma dal fatto che le singole volontà -
ognuna delle quali vuole ciò cui la spinge la sua costituzione fisica e le
circostanze esterne, in ultima istanza economiche (le sue proprie personali o
quelle generali e sociali) - non raggiungono ciò che vogliono, ma si fondono in
una media complessiva, in una risultante comune, da questo fatto non si può
comunque dedurre che esse vadano poste = 0. Al contrario, ognuna contribuisce
alla risultante, e in questa misura è compresa in essa. […] Del fatto che da
parte dei più giovani [marxisti] si attribuisca talvolta al lato economico più
rilevanza di quanta convenga, siamo in parte responsabili anche Marx ed io. Di
fronte agli avversari dovevamo accentuare il principio fondamentale, che essi
negavano, e non sempre c’era il tempo, il luogo e l'occasione di riconoscere
quel che spettava agli altri fattori che entrano nell'azione reciproca. Ma
appena si arrivava alla descrizione di un periodo storico, e perciò a
un'applicazione pratica, le cose cambiavano, e nessun errore era qui possibile.
Ma purtroppo è fin troppo frequente che si creda di aver capito a fondo una
nuova teoria e di poterne senz’altro fare uso non appena ci si sia impadroniti
dei suoi principi fondamentali, e anche questo non sempre in modo corretto. E
questo rimprovero non posso risparmiarlo neanche a qualcuno dei recenti
"marxisti", e ne è venuta fuori anche della roba incredibile”[5].
Dunque,
tenuto conto che le relazioni di causa-effetto esistono, e che esprimono
relazioni complesse e non lineari, possiamo ora tornare alla citazione promessa
all’inizio:
“[…]
nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti
determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di
produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro
forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione
costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla
quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale
corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione
della vita materiale condiziona (bedingt[6]), in generale, il processo
sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che
determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che
determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze
produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di
produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione
giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi
rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro
catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento
della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca
sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile
distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche
della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze
naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o
filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire
questo conflitto e di combatterlo. Come non si può giudicare un uomo dall'idea
che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento
dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa
coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto
esistente fra le forze produttive della società e i rapporti di produzione. Una
formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze
produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non
subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le
condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l'umanità non si propone
se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose
dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni
materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione. A grandi
linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno
possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione
economica della società (ökonomische Gesellschaftsformation).”[7].
Prima
di continuare, tre informazioni. Una sulla traduzione del termine bedingt[8], l’altra sul modo di produzione
asiatico. Il termine bedingt, nella già citata traduzione
francese de Il Capitale di J. Joseph
Roy, riveduta e rielaborata da Marx[9], è tradotto con il termine
domine (citato da Marx nella ripresa
in una nota del testo di un frammento di Per
la critica dell’economia politica[10]: “Le mode de production
de la vie matérielle domine en général le développement de la vie sociale,
politique et intellectuel.”[11]). Tradurre
bedingt con condiziona, come è nella traduzione italiana sopra riportata, potrebbe,
infatti, permettere una lettura deterministica del testo, una relazione meccanica
tra i due momenti (come fece Stalin[12] che denomina il mondo materiale
come realtà oggettiva e le sovrastrutture come riflesso di questa realtà oggettiva).
Il modo di produzione asiatico, in linea di massima, è poi caratterizzato
dall’assenza della proprietà privata, da comunità di villaggio autosufficienti
grazie al possesso della terra (da distinguersi dalla proprietà, giacche la
proprietà è collettiva e la terra è assegnata in possesso ai membri della
comunità), da imponenti lavori idraulici e dalla presenza di uno Stato
dispotico che dirige la vita economica e assorbe il pluslavoro[13]. Infine, la terza
informazione: si ricorda che Marx, nel mentre analizza le formazioni
economico-sociali, contemporaneamente ne dà un resoconto sotto forma di analisi
storica, analisi che è classificabile come storia ragionata[14]
e non come teoria degli stadi (Stufentheorie)[15]. Per una descrizione
della transizione tra il modo di produzione feudale e quello capitalistico, che
è il campo d’indagine storica propria a quest’analisi v., infra. Si ricorda poi che la transizione è nel passaggio di soglia
tra una lunga durata e l’altra.
Possiamo
ora rileggere il testo: apparentemente l’economia appare indipendente dal
sistema giuridico, ma affinché essa possa essere messa in moto deve essere
garantita dalla presenza della proprietà privata (che è un concetto derivato
dall’esserci di un dato stato dell’economia), e sono solo le istituzioni
giuridiche, assieme alle strutture ideologiche che la supportano (v. infra), che possono offrire e
cristallizzare questa garanzia. Ed è questa garanzia che introduce prima la differenza
economica, poi quella sociale, tra chi possiede e chi non possiede, cioè la
disuguaglianza sociale (v. infra),
ciò che produce le contraddizioni interne (economiche, sociali) di una
formazione economico-sociale che è resa così sempre instabile e prepara,
nell’arco di una lunga durata, la soglia di transizione da un modo di
produzione all’altro. Premesso
questo, Marx fa dunque questa operazione astratta:
1.
identifica la natura del modo di produzione che serve
da fondamento alla società;
2.
ne scopre la struttura, ossia le leggi di funzionamento
(riproduzione) e di sviluppo (fino alla sua scomparsa e alla sua sostituzione
con un altro modo di produzione);
3.
identifica gli altri elementi della realtà sociale che
si sono sviluppati sulla base di questo modo di produzione e che, di questo
modo, ne seguono le leggi;
4.
formula la teoria dell’articolazione interna, cioè dei
rapporti di interdipendenza fra i fondamenti economici di questa forma di
società e gli altri elementi della realtà sociale; scrive, infatti Marx nella
lettera a Pavel Vasilevič Annenkov del 26 dicembre 1846[16]:
“Che cosa è la società, quale che sia la sua forma? Il prodotto
dell'azione reciproca degli uomini. Forse che gli uomini sono liberi di
scegliersi questa o quella forma sociale? Niente affatto. Presupponga un
determinato stadio di sviluppo delle capacità produttive degli uomini e Lei
avrà una forma corrispondente di commercio e di consumo. Presupponga gradi
determinati di sviluppo della produzione, del commercio e del consumo, e Lei
avrà una forma corrispondente di ordinamento sociale, un’organizzazione
corrispondente della famiglia, dei ceti o delle classi, in una parola avrà una
società civile corrispondente. Presupponga una tale società civile, e Lei avrà
un corrispondente Stato politico, il quale non sarà che l'espressione ufficiale
della società civile.” Ancora, scrivono Marx e Engels[17]:
“Ciò che essi sono coincide dunque immediatamente con la loro produzione, tanto
con ciò che producono quanto col modo come producono. Ciò che gli
individui sono dipende dunque dalle condizioni materiali della loro produzione.
[…] Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono
un'attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi
determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l'osservazione
empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e
speculazione il legame fra l'organizzazione sociale e politica e la produzione.
L'organizzazione sociale e lo Stato risultano costantemente dal processo della
vita di individui determinati; ma di questi individui, non quali possono
apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente,
cioè come operano e producono materialmente, e dunque agiscono fra limiti,
presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dalla loro
volontà.”.
Marx
dunque, per renderci edotti su come nascono alla storia le formazioni
economico-sociali, ricorre, in un’ottica che è quella della lunga durata[18], e alla storia economica (i
fondamenti economici) e alla storia sociale (quella dei rapporti d’interdipendenza
fra i fondamenti economici di questa forma di società e gli altri elementi
della realtà sociale, tra i quali spiccano quelli politici), utilizzando per
ognuna di esse un lessico d’uso che sarà specifico.
La storia
economica, che ci dice quali sono le basi materiali di una società, analizza,
in prima istanza, quello che permette, in una popolazione, l’esserci di
un’auto-sussistenza (che non sempre coincide con il minimo fisiologico di
consumo, giacché i mezzi di consumo rimanda alle condizioni economiche,
sociali, geografiche etc., storicamente determinate e variabili nel tempo)[19]
e l’esserci di una riproduzione biologica. I parametri utilizzati sono i
seguenti:
1. lo stato in essere delle risorse ambientali disponibili (si tratta, qui, di fare ricorso alla
geografia delle risorse del suolo e del sottosuolo, rinnovabili quali l’acqua,
il legno etc., non rinnovabili, quali il ferro, il carbone, il petrolio etc. Si ricordi che per certe risorse, quali la terra per
esempio, entrano in gioco anche le variazioni climatiche, congiunturali o di
lungo periodo, che possono alterare la produttività e, conseguentemente, lo
stato in essere delle tendenze demografiche, fattori, questi, che il modello di
analisi deve prendersi in carico)[20];
2. la tipologia dei mezzi di produzione
(con
questa locuzione s’intende l’insieme di attrezzi, strumenti, macchine etc. che
costituiscono la condizione indispensabile per ogni genere di processo
produttivo; va da sé che i mezzi di produzione sono, in un dato un momento
storico, l’espressione delle esigenze produttive e del livello tecnologico e
scientifico raggiunto, che è pari alle esigenze dell’auto-sussistenza e della
riproduzione biologica e sociale. Si ricordi che i mezzi di produzione,
indipendentemente dal livello tecnico raggiunto, sono anche legati alla forza
fisica, alla competenza e all’abilità di chi lavora)[21];
3.
le
caratteristiche della forza-lavoro (a questo proposito si deve fortemente porre
l’accento sul fatto che la forza-lavoro non può essere confusa con il lavoro,
poiché questo è l’applicazione concreta della competenza, della capacità e
dell’energia spesa in uno specifico processo produttivo, ossia l’occorrenza del
patrimonio di attitudini fisiche e intellettuali di cui una forza-lavoro
dispone.[22] Va da sé che un’analisi della
forza-lavoro deve essere poi necessariamente legata alle questioni demografiche, per esempio, l’analisi delle cause
strutturali, o endogene, delle cause congiunturali, o esogene, che permettono
diversi rapporti tra natalità e mortalità, ossia i decrementi o gli incrementi di
popolazione, o i crolli demografici, oppure la durata della vita media, la
fecondità, la nuzialità, le migrazioni etc.,
che si legano, in quanto pressione demografica, alle risorse e ai mezzi di
produzione disponibili e che il modello di analisi deve prendersi in carico).[23]
Questi tre
parametri, in seconda istanza, sono tra loro legati da una presupposizione
reciproca, da una legge di corrispondenza, o Entsprecbungsgesetze, e ci danno quelle che sono chiamate le forze produttive. A proposito delle
forze produttive, scrive Marx:
“I rapporti
sociali sono intimamente connessi alle forze produttive. Impadronendosi di
nuove forze produttive, gli uomini cambiano il loro modo di produzione e,
cambiando il modo di produzione, la maniera di guadagnarsi la vita, cambiano
tutti i loro rapporti sociali. Il mulino
a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore la
società col capitalista industriale. Quegli stessi uomini che danno ai rapporti
sociali una forma corrispondente, alla loro produttività materiale [modo
di produzione], danno anche ai princìpi, alle idee, alle categorie, una
forma corrispondente ai loro rapporti sociali. Così queste idee, queste
categorie sono tanto poco eterne quanto i rapporti che esse esprimono. Sono prodotti storici e transitori. Vi
è un continuo movimento di accrescimento delle forze produttive, di distruzione
di rapporti sociali, di formazione d'idee; d’immobile non vi è che l'astrazione
dal movimento: ‘mors immortalis’, morte
immortale[24].
Questa
presupposizione vale, ovviamente, solo all’interno di una data strutturazione economica
e sociale.
La storia
sociale analizza invece su quelle che sono le dinamiche che portano a una data stratificazione sociale (che, sempre in
base ad una logica di presupposizione reciproca, è storicamente determinata sia
dallo stato vigente delle forze produttive che dei rapporti di produzione[25]),
ossia ci dice, qual è la divisione sociale del lavoro tra gli agenti sociali
della produzione e della riproduzione.[26] Un inciso: Si è usato il
termine strato al posto di quello di classe perché il secondo termine è
connotato storicamente dall’unidimensionalità e dicotomicità politica propria
all’analisi politica marxiana, mentre il primo è multidimensionale è capace di
rappresentare le diversità sociologiche presenti in tutte le formazioni
economico-sociali. Il termine classe nel testo, infatti, è presente solo nelle
citazioni di Marx e Engels[27].
I parametri d’indagine utilizzati sono i seguenti:
1. lo stato in essere dei rapporti di
subordinazione;
2. lo stato in essere dei rapporti di
proprietà.
Ora, mentre
i rapporti di subordinazione ci dicono come la forza-lavoro sia storicamente
legata a chi detiene i mezzi di produzione (condizioni materiali soggettive), i rapporti di proprietà ci informano
su chi detiene i mezzi di produzione e li gestisce o li fa gestire (questo in una formazione economico-sociale dove la
proprietà è separata dalla gestione, ciò che, se sposta il problema da chi
possiede a chi prende le decisioni, per esempio il controllo manageriale e
tecnocratico, lascia però immutato il rapporto in quanto la forza-lavoro vi si
deve conformare [28]) e come questi detentori leghino a sé la
forza-lavoro (condizioni materiali oggettive);
nello stesso tempo va però ricordato che queste due condizioni materiali sono
poi conflittuali socialmente e complementari economicamente. È evidente che,
per esigenze d’analisi, la popolazione ne risulta polarizzata, strutturata in due
poli che rappresentano l’uno l’insieme di chi esercita un lavoro nella sua
materialità, l’altro l’insieme di chi si legittima socialmente grazie a una
proprietà. Scrivono, a questo proposito, Marx e Engels[29]:
“Del resto
divisione del lavoro e proprietà privata sono espressioni identiche: con la
prima si esprime in riferimento alla proprietà esattamente ciò che con l’altra
si esprime in riferimento al prodotto delle attività.”[30].
Va da sé che le forme di
sfruttamento e le forme di proprietà mutano poi storicamente quando mutano gli
stadi di sviluppo della divisione del sociale del lavoro, v. infra).[31] Può valere, a titolo riassuntivo,
la seguente tabella:
MODO DI PRODUZIONE
|
TIPOLOGIA DELLA
PROPRIETÀ [1]
|
COMUNITARIO-PRIMITIVO
|
La proprietà comune primitiva è anteriore all’appropriazione individuale della terra.
|
SCHIAVILE
|
La proprietà è fondata
sull’appropriazione privata della terra e sul rapporto di produzione fra
schiavi e proprietari terrieri.
|
FEUDALE
|
La proprietà è fondata
sull'appropriazione privata della terra e sulla divisione fra proprietari
terrieri e servi nelle campagne e sul sistema corporativo nella città.
|
CAPITALISTICO
|
La proprietà è fondata
sull'appropriazione privata di ogni tipo di risorse e sulla divisione di classe
fra ceti proprietari e ceti subalterni.
|
[1] La proprietà determina, con i rapporti di
produzione, il rapporto fra gli strati che ne sono
o inclusi o esclusi.
Anche questi
due rapporti, di subordinazione e di proprietà, sono legati da una
presupposizione reciproca e la loro unione ci dà poi quelli che sono chiamati rapporti
di produzione (Produktionsverhältnisse)[32]. Con il termine rapporti
di produzione s’intende, infatti, porre l’accento tanto sul fatto che la loro espressione
è giuridica (rapporti di proprietà) quanto sulla questione che essi sono
essenzialmente rapporti sociali, questo in quanto, se da un lato condizionano
l’intera società come fattori di dominio, dall’altro, sono poi condizionati, in
un ciclo tendenzialmente auto-perpetuantesi, da tutte le altre manifestazioni
della vita sociale, da quelle che Marx chiama le sovrastrutture giuridiche,
politiche, morali etc.
Compito dei
rapporti di produzione è di riprodurre socialmente quelle che sono le condizioni
di produzione esistenti a livello economico, di farle permanere immutate, se
possibile, in un percorso storico diacronico (questo perché queste strutture
sono reperibili, se pure sulla scala della lunga durata, in mutamento). Si ricorda, ancora, che quando si parla di
riproduzione sociale delle condizioni di produzione s’intende dire che la
società, a proposito degli individui che la compongono, ne permette:
1.
la riproduzione biologica;
2.
la riproduzione materiale;
Tra le forze produttive e i
rapporti di proprietà esiste poi una relazione di contraddizione manifestata da
un mutamento di stato delle forze produttive che impongono un mutamento
all’esistenza data, storicizzata, nei rapporti di proprietà, mutamento che si
manifesta nei rapporti di produzione, dunque nella divisione sociale del
lavoro, ossia nel destino sociale degli individui che entrano storicamente in un altro modo di
produzione (v. infra). Secondo Marx, infatti, il motivo
causale principale delle modificazioni storiche, in specie nelle transizioni da
un modo di produzione e l’altro, è dato dalla modificazione del rapporto di
corrispondenza (presupposizione reciproca) tra le forze produttive e i rapporti
di produzione, vale a dire dalla relazione di contraddizione che frantuma
questa corrispondenza.
Scrive
Marx nella lettera a Pavel Vasilevič Annenkov del 26 dicembre 1846:
“Per
non essere privati del risultato ottenuto, per non perdere i frutti della
civiltà, gli uomini sono forzati a modificare tutte le loro forme sociali
tradizionali, non appena il modo del loro commercio non corrisponde più alle
forze produttive acquisite. Io prendo qui la parola commercio, nel senso più
generale che essa ha nel tedesco Verkehr.
Per esempio: il privilegio, l'istituto delle gilde e delle corporazioni, tutte
quante le regolamentazioni del medioevo erano relazioni sociali le quali sole
corrispondevano alle forze produttive acquisite e allo stato sociale
preesistente da cui questi istituti erano derivati. Sotto la protezione del
regime corporativo di regolamentazione si erano accumulati i capitali, un
commercio marittimo si era sviluppato, colonie erano state fondate - e gli
uomini avrebbero perduto proprio questi frutti, se avessero voluto mantenere le
forme sotto la cui protezione questi frutti erano maturati. Così vi furono due
tempeste, la rivoluzione del 1640 e quella del 1688. Tutte le vecchie forme
economiche, le relazioni sociali, che ad esse corrispondevano, lo Stato politico,
che era l'espressione ufficiale della vecchia società civile, furono spezzati
in Inghilterra. Le forme economiche sotto le quali gli uomini producono,
consumano, scambiano sono dunque transitorie e storiche. Con nuove capacità
produttive acquisite gli uomini cambiano il loro modo di produzione, e col modo
di produzione essi cambiano tutti i rapporti economici i quali non erano che
relazioni necessarie di questo determinato modo di produzione”.
Scrive
poi Engels, nel 1894, dunque a distanza di molti anni[34]:
“[…]
Per rapporti economici, che noi [Marx e Engels] consideriamo come la base
determinante della storia della società, intendiamo il modo in cui gli uomini
di una determinata società producono il proprio sostentamento e si scambiano i
prodotti (nella misura in cui esiste divisione del lavoro). Vi è dunque
compresa l'intera tecnica della
produzione e dei trasporti. Questa tecnica determina, secondo la nostra
concezione, anche il modo dello scambio, quindi anche della distribuzione dei
prodotti e, dopo la dissoluzione della società gentilizia, anche la divisione
in classi, quindi i rapporti di signoria e di servitù, quindi lo Stato, la
politica, il diritto, ecc. Sono inoltre inclusi fra i rapporti economici la base
geografica sulla quale esse si manifestano e i residui
effettivamente trasmessi di stadi precedenti dell'evoluzione economica, che si
sono mantenuti, spesso soltanto per tradizione, o per forza d'inerzia, e
naturalmente l'ambiente esterno che circonda questa forma di società. […] Noi
consideriamo le condizioni economiche come ciò che condiziona [domina], in
ultima istanza, l'evoluzione storica. […] Vi sono qui però due punti che non si
devono trascurare:
a. L'evoluzione politica, giuridica,
filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. riposa [poggia]
sull'evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte l'una sull'altra e sulla
base economica. Non è che la condizione economica sia la sola causa attiva e tutto il resto
nient’altro che effetto passivo. Vi è al contrario azione reciproca sulla base
della necessità economica che, in ultima istanza, sempre
s'impone. […]
b. Gli uomini fanno essi stessi la loro
storia, ma finora non la fanno, neppure in una determinata società ben
delimitata, con una volontà generale, secondo un piano d'assieme. I loro sforzi
si contrappongono gli uni agli altri e, proprio per questo, in ogni società di
questo genere regna la necessità, il cui complemento e la
cui forma di manifestazione è la casualità.
La necessità che s’impone qui attraverso ogni casualità è di nuovo, in fin dei
conti, quella economica. […] Lo stesso vale per tutti gli altri fatti casuali o
apparentemente casuali nella storia. Quanto più il terreno che stiamo indagando
si allontana dal terreno economico e si avvicina al terreno ideologico
puramente astratto, tanto più troveremo che esso presenta nella sua evoluzione
degli elementi fortuiti, tanto più la sua curva procede a zigzag. Ma se Lei
traccia l'asse medio della curva troverà che quanto più lungo è il periodo
preso in esame, quanto più esteso è il terreno studiato, tanto più questo asse
si avvicina e corre parallelamente all'asse dell’evoluzione economica. […] La
prego di non prendere alla lettera le parole che precedono, ma di badare al
nesso; mi rincresce di non avere il tempo di scriverLe dopo aver elaborato la
cosa con esattezza, come dovrei fare con uno scritto destinato alla
pubblicazione.”[35].
Possiamo ora unire le astrazioni precedentemente
elaborate affermando che le forze produttive ci danno la struttura (Struktur)
economica, mentre i rapporti di produzione ci danno la struttura sociale; tra
le due strutture, seppure irriducibili l’una all’altra[36] ma entrambe implicate in un
medesimo ingranaggio, esiste sempre un rapporto di presupposizione reciproca
che ci dà il modo di produzione (Produktionsweise;
si ricorda, per inciso, che Produktionsweise e un termine usato da Marx in due
modi: a volte lo intende come maniera, Weise,
di produrre, altre volte come modo di produzione. Nel primo caso la traduzione
sottolinea le pratiche messe in atto nell’attività di produzione di un oggetto,
die kapitalistische Produktionsweise, la maniera
capitalistica di produrre; nel secondo caso, che è quello che qui ci interessa,
rimanda, come concetto analitico, ad una struttura economica e sociale, die kapitalistische Produktionsweise, il modo di produzione capitalistico[37])
e le caratteristiche del funzionamento di massima di una formazione economico-sociale
che, come totalità organica, su questo modo di produzione si basa. Questa formazione esprime poi un tipo di realtà sociale presa nella sua totalità, questo
nel
senso che ingloba rapporti, a un
tempo quantitativi e qualitativi, che
si condizionano tutti in un’interazione continua che ci dà, in un insieme
coerente:
1.
le condizioni
delle risorse geografiche a partire dalle quali una società trae i suoi mezzi
materiali di sussistenza;
2.
le forze
produttive, che sono i mezzi materiali e tecnologici che l’uomo usa all'interno
di diversi processi di lavoro per agire sulla natura e trarne i suoi mezzi di
sussistenza;
3.
i rapporti di
produzione, cioè i rapporti sociali, che assicurano la quadruplice funzione di:
a.
determinare l'accesso
e il controllo sociale delle forze produttive e delle risorse,
b.
distribuire la
forza-lavoro sociale fra i diversi processi di lavoro che ne producono la vita
materiale,
c.
determinare la forma
sociale di ripartizione, di ridistribuzione dei prodotti del lavoro,
Se
in questa formazione vi sono poi differenti livelli, per es. economico, sociale,
politico, ideologico etc., questi livelli sono da valutarsi come in mutua interdipendenza,
anche se essi manifestano, in questa o in quella fase del loro sviluppo, una
certa tendenza all’autonomia[39]. A proposito della locuzione modo di
produzione, si deve anche ricordare che la relazione di presupposizione
reciproca fra le forze produttive e i rapporti di produzione non ha nulla di dogmatico,
bensì acquista il suo reale significato solo all’interno di un esame preciso
della modalità di transizione che però è possibile analizzare solo quando la
nuova formazione economico-sociale permette di indagare in modo storico su
quella che la precede. Scrive Marx[40]:
“La
società borghese è l'organizzazione storica più sviluppata e differenziata
della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti, la comprensione
della sua struttura, permettono quindi in pari tempo di comprendere
l'articolazione e i rapporti di produzione di tutte le forme di società
scomparse, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui
in parte in essa sopravvivono ancora residui parzialmente non superati, mentre
ciò che in essa era solo accennato ha assunto significati compiuti ecc.
L'anatomia dell'uomo fornisce una chiave per l’anatomia della scimmia. Gli accenni
a momenti superiori nelle specie animali inferiori possono invece esser
compresi solo se la forma superiore stessa è già nota. L'economia borghese
fornisce quindi la chiave di quella antica ecc.”[41]), tenendo dunque presente
il quadro complessivo degli elementi geografici, economici, sociali e culturali
cui questa locuzione va riferita.
I modi di
produzione nella loro morfologia e stratigrafia diacronica, nell’area
mediterraneo-europea, sono i seguenti:
MORFOLOGIA
|
STRATIGRAFIA
DIACRONICA NELL’AREA MEDITERRANEO-EUROPEA [1]
|
DATE
SIMBOLO DELLA TRANSIZIONE DEI MODI
DI PRODUZIONE
|
|
MODO DI
PRODUZIONE
|
ETÀ
STORICA
|
||
COMUNITARIO
PRIMITIVO
|
PREISTORIA
|
Scoperta
della scrittura [3.000 a.C.]
|
|
SCHIAVILE
|
ETÀ ANTICA
|
Caduta
dell’impero romano d’Occidente [476 a.C.]
|
|
FEUDALE
|
ALTO
MEDIOEVO
|
Fino
all’anno Mille [XI sec. d.C.]
|
Scoperta
dell’America [1492 d.C.]
|
BASSO
MEDIOEVO
|
Fino al
1492 d.C. [XV sec. d.C.]
|
||
CAPITALISTICO
[2]
|
ETÀ
MODERNA
|
Rivoluzione
francese [1789 d.C.]
|
|
ETÀ
CONTEMPORANEA
|
1789 sgg.
|
||
[1] Questa
stratigrafia è valida solo per l’ambiente storico mediterraneo-europeo; per
quanto riguarda gli altri ambienti storici queste forme possono cambiare o
mancare, ossia possono presentarsi altre modalità di intreccio e
interdipendenza tra i tratti distintivi che sono da indagare[42].
[2] Il modo
di produzione in oggetto è quello del capitalismo[43]
classico-concorrenziale del XIX secolo. A partire dal XVIII secolo i mutamenti
del capitalismo sono però stati numerosi (v. la seconda rivoluzione
industriale, l’avvento del capitale monopolistico, del taylorismo e
dell’imperialismo etc.), in ogni caso
si presuppone che la frattura più grande si abbia a partire dagli anni Settanta
(1973) del Novecento ai giorni nostri (v. infra),
periodo denominato post-fordista e di tardo-capitalismo; la società che
corrisponde a questo periodo è poi classificata come post-moderna[44].
È poi
importante, per non ridurre a deformazione dogmatica, a volgarizzazione, lo
schema sopra proposto, a presentarlo insomma come continuità storica lineare,
per gradini evolutivi - come ha fatto Stalin[45],
dove, sulla scorta della Prefazione a
Marx[46],
codifica la filosofia del Diamat
(abbreviazione del russo dialektičeckij
materializm, o materialismo dialettico), che diventa, sotto l’egida dell'Accademia delle Scienze dell'URSS, filosofia ufficiale del movimento
comunista internazionale, e da cui discende la vulgata meccanicistica fondamentalista che qui si critica -, tenere
conto delle analisi sulle formazioni economico-sociali precapitalistiche
presenti nelle Formen, die der
Kapitalistischen Produktion vorhergehen (Forme che precedono la produzione economica capitalistica)[47].
Uno studioso[48], rifacendosi
a Marx[49]
e prendendo in considerazione l’area mediterraneo-europea, propone la seguente
schematizzazione, fondata sul nesso individuo/comunità, qui ridotta in tabella:
SITUAZIONE
STORICA
|
CARATTERISTICHE
|
|
I
|
COPRENDE
LE FORME DI PROPRIETÀ DEL COMUNISMO PRIMITIVO (GERMANICA, ASIATICA, ANTICA)
|
CARATTERIZZATA
DALLA PROPRIETÀ DA PARTE DEL PRODUTTORE DEL MEZZO DI PRODUZIONE TERRA
|
II
|
COMPRENDE
IL SISTEMA DI PRODUZIONE DELL’ARTIGIANATO CORPORATIVO E DELLA CASTE
|
CARATTERIZZATA
DALLA PROPRIETÀ (AUTONOMA DA QUELLA FONDIARIA) DA PARTE DEL PRODUTTORE DEL
MEZZO DI PRODUZIONE UTENSILE ARTIGIANALE
|
III
|
COMPRENDE
LE FORME DI PROPRIETÀ E I SISTEMI DI PRODUZIONE RELATIVI ALLA SCHIAVITÙ E ALLA
SERVITÙ DELLA GLEBA[50]
|
CARATTERIZZATA
DALLA PROPRIETÀ DA PARTE DEL PRODUTTORE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA (O DI
CONSUMO)
|
La
situazione storica IV, non riportata in tabella, è poi quella relativa al
capitalismo classico-concorrenziale del XIX secolo, caratterizzata dalla
perdita da parte del produttore di ogni mezzo di produzione. Lo stesso
studioso, ma rifacendosi a un altro testo di Marx[51],
e prendendo sempre in considerazione l’area mediterraneo-europea, propone la
seguente schematizzazione, qui ridotta in tabella[52]:
SITUAZIONE
STORICA
|
CARATTERISTICHE
|
|
I
|
COPRENDE
LA FORMA ARCAICA DEL COMUNISMO PRIMITIVO [DALLE ORDE DEI CACCIATORI (COMUNITÀ
D’ACCAMPAMENTO) ALLA COMUNITÀ PRIMITIVA (COMUNITÀ DI VILLAGGIO) ALLA COMUNE
RURALE (GERMANICA E RUSSA), SIA ESSA INDIPENDENTE CHE SOTTOPOSTA A UN POTERE
CENTRALE (COME NELLA FORMA ASIATICA)]
|
PROPRIETÀ
COMUNITARIA
|
II
|
COMPRENDE
LA FORMA ANTICA, QUELLA SCHIAVILE E I SISTEMI DEL SERVAGGIO E
DELL’ARTIGIANATO CORPORATIVO
|
PROPRIETÀ
PRIVATA PRECAPITALISTICA (FONDATA SUL LAVORO PERSONALE DEL PRODUTTORE)
|
La
situazione storica III, non riportata in tabella, è poi quella relativa al
capitalismo classico-concorrenziale del XIX secolo, caratterizzata dalla
proprietà privata capitalistica. La diversa collocazione nelle due tabelle
della forma antica è dovuta alla presenza simultanea della proprietà privata e
della proprietà collettiva[53].
Questi modi di produzione sono poi il modo particolare
(storico) del processo sociale di produzione[54].
Per quanto pertiene all’indagine in oggetto, si è visto che i modi di
produzione presi in carico sono stati due, quello feudale in declino, ossia
visto nella sua fase postantica e precapitalistica, e quello capitalistico
visto nella sua fase iniziale, quello della formazione delle società di Ancien Régime (grosso modo la
società di Antico Regime comprende un
arco diacronico che va dal XVI al XVIII secolo, ma in alcune parti dell’Europa
si può andare oltre il XVIII secolo), presi dunque nella fase primaria di transizione
dell’uno all’altro (ultimo terzo del sec. XV - primi decenni del XVI).
[5] V. anche Marx 1857, trad. it.
2010, pp. 34-45, Engels 1890b, trad. it. 1949; Engels 1894a, trad. it. 1971,
pp. 285-304. Cfr.
Gerratana, 1974, p. 31, nota; Godelier 1979, pp. 355-359, 370; Godelier 1981a,
p. 110.
[7] Prefazione (Vorrede) a Marx 1859, trad. it. 1974, pp. 4-6. Su queste questioni
di dinamica economico-sociale, v. Balibar, trad. it. 1971, pp. 225-337;
Carandini G. 1973; Carandini A. 1979, pp. 6-65; Ceserani e De Federicis, p. 5; Vilar 1980, trad. it. 1985, pp. 63-64; Carandini G. 2005, pp. 66-71.
[8] Cfr. Musto 2010, pp.118-119.
[13]
V. Marx 1858b, trad. it. 1974, vol. I, pp. 94-148, Wittfogel, 1957; Hobsbawm
1964, trad. it. 1977, pp. 31-33, 60; Sofri 1974; Giori 1975; Godelier, trad.it.
1976, pp. 15-96; Carandini A. 1979, pp. 98-112; Godelier 1980a, pp.457-461.
[15] Su queste questioni di dinamica
economico-sociale, v. Balibar, trad. it. 1971, pp. 225-337; Carandini G. 1973;
Carandini A. 1979, pp. 6-65; Ceserani e De Federicis, p. 5; Vilar 1980, trad. it. 1985, pp. 63-64; Carandini G. 2005, pp. 66-71.
[20] V. Acot, trad. it. 2004.
[27] Cfr. Szacki 1978, p. 150.
[28] Cfr. Szacki, pp. 182-183.
[30] Non si può in questo contesto non
ricordare quello che ha scritto Rousseau sulla nozione di proprietà: “Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire,
questo è mio, e trovò
delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della
società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante
miserie e quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano chi strappando i piuoli
[i paletti che recintano la proprietà] o colmando il fossato [che delinea
l’estensione della proprietà], avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dal
dare ascolto a questo impostore! Se dimenticate che i frutti sono di tutti e
che la terra non è di nessuno, siete perduti!” Ma c’è molto motivo di credere che
allora le cose fossero già giunte ad un punto tale da non poter continuare così
come erano; infatti quest’idea di proprietà, dipendendo da parecchie idee
antecedenti che non sono potute
nascere se non in successione di tempo, non si formò tutt’a un tratto nello
spirito umano: fu necessario fare molti progressi, acquistare molta abilità e
molti lumi [cognizioni], trasmetterle ed arricchirle di generazione in
generazione, prima di giungere a quest’ultimo confine dello stato di natura.” Rousseau,
trad. it. 1949, p. 68.
[32] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘rapporti di produzione’.
[36]
Cfr. Vilar
1980, trad. it. 1985, p. 73; Godelier
1976, p. 39; Godelier 1982, p. 334; Mascitelli 1977, sub voce ‘modo di produzione’. V. Vilar 1980, trad. it. 1985, pp. 60-80, 100-109; Godelier 1970, pp.
9-48, 101-135; Godelier 1976, p. 39.
[37] Cfr. Godelier 1979, p. 353;
Godelier 1980a, pp. 423-467.
[38] Cfr. Godelier 1979, p. 353.
[39] V. Pomian, trad. it. 1978.
[40] Marx 1858, trad.it 1976, p. 30.
[41] V. Carandini A. 1979.
[43] Si ricorda che, stando a Braudel
1979, trad. it. 1981, p. 235, Marx ignora, sino al 1867 (data di uscita a
stampa di Il Capitale), il termine capitalismo; al suo posto usa quello di modo di produzione capitalistico. Il
termine, invece, è usato da Engels. Per la storia dei termini, capitale, capitalista, capitalismo,
v. Braudel 1979, trad. it. 1981, pp. 228-237 e nota 48 a p. 366. Cfr.
anche Braudel 1967, trad. it. 1977, p. XIX.
[44] V. Harvey 1990, trad. it.
1993; Jameson 1991, trad. it. 2007; Arrighi 1994, trad. it. 2003; Arrighi e
Silver, 1999, trad.it 2003; Zanini e Fadini, 2001; Harvey 2010, trad. it. 2011.
[45] Stalin 1938.
[47] In Marx 1858b, trad. it. 1974,
vol. I, pp. 94-148.
Sui danni teorici e politici prodotti
dalla Prefazione a Marx 1859, trad.
it. 1974, pp. 4-6, v. Althusser 1969, trad. it. 1977, p. 37, p. 44. Sulle Formen v. Hobsbawm 1964, trad. it. 1977,
pp. 7-65; Godelier, trad. it. 1976, pp. 9-96; Schiavone 1978; Carandini A.
1979, pp. 257-291 (segue, alle pp. 293-326 il testo delle Formen tratto da Marx 1858b, trad. it. 1976); Negri 1979,pp.
117-122; Godelier 1980a, pp. 450-466.
[48] Cfr. Carandini A., pp. 45-47.
[50] Sul termine servitù della gleba, v.
infra.
[53] Sul modo di produzione comunitario
primitivo e asiatico, v. Carandini 1979, pp. 69-112; sul modo di produzione
schiavile (compresa la forma antica), v. Carandini 1979, pp. 113-237; Vegetti
1977; Capogrossi 1978; sul modo di produzione feudale e la transizione al
capitalismo, v. Carandini 1979, pp. 237-255. Su Stalin, v. Fornero e Tassinari
2002, pp. 471-473. V. anche allegato1 che mostra i modi di produzione nella
loro articolazione.