IL CONCETTO DI MODO DI PRODUZIONE


Prima di riassumere la concezione delle dinamiche economico-sociali da parte di Marx, in quanto prese in serie storiche diacroniche di lunga durata, è necessario sottolineare che Marx usa la metafora architettonica della base (Basis, o delle fondamenta, Grundlage, corrispondenti all’infrastruttura) di una casa, ossia la struttura economica, sulla quale si elevano le altre parti dell’edificio, la sovrastruttura (Überbau, a volte Konstrucktion) politica e giuridica. Si tratta di una metafora che non stabilisce una sudditanza della sovrastruttura (di un epifenomeno) alla struttura, come una certa vulgata meccanicistica insegna, ma di una metafora che serve a spiegare, in una gerarchia ragionata delle cause, qual è la causa principale da cui prendere le mosse per elaborare un precario modello di spiegazione. Modello in cui, tra l’altro, tutte le cause agiscono in un rapporto di mutua interdipendenza secondo le regole di combinazione e permutazione che legano i tratti distintivi (risorse, forza-lavoro, mezzi di produzione etc.) in un campo di analisi determinato. Come dire che permettono una pratica di analisi che non si riferisce a una scala meccanica dei modi di produzione (“asiatico, antico, feudale e borghese moderno”), ma la possibilità di usare i tratti distintivi individuati per analizzare modi di produzione diversi.
Possiamo dunque dire che non esiste in Marx un determinismo economico meccanico. Di questo non-meccanicismo ne potrebbe essere esempio, nella traduzione francese de Il Capitale di J. Joseph Roy, riveduta e rielaborata da Marx[1], il termine édifice (citato da Marx nella ripresa in una nota del testo di un frammento di Per la critica dell’economia politica[2]), che traduce il termine Überbau:

“[…] que le mode déterminé de production et les rapports sociaux qui en découlent, en un mot que la structure économique de la société est la base réelle sur laquelle s'élève ensuite l'édifice juridique et politique, de telle sorte que le mode de production de la vie matérielle domine en général le développement de la vie sociale, politique et intellectuelle […]”[3],

e non con superstructure che in francese ha connotazioni negative poiché indica qualcosa di posticcio o inutile, ciò che potrebbe eliminare i problemi introdotti dalla vulgata riguardo al termine sovrastruttura. Contro la concezione meccanicistica del materialismo volgare può essere utile leggere quanto Engels scriveva a Joseph Bloch il 21 settembre 1890[4]:

“[…] secondo la concezione materialistica della storia la produzione e riproduzione della vita reale è nella storia il momento in ultima istanza determinante. Di più né io né Marx abbiamo mai affermato. Se ora qualcuno distorce quell’affermazione in modo che il momento economico risulti essere l'unico determinante, trasforma quel principio in una frase fatta insignificante, astratta e assurda. La situazione economica è la base, ma i diversi momenti della sovrastruttura - le forme politiche della lotta di classe e i risultati di questa - costituzioni stabilite dalla classe vittoriosa dopo una battaglia vinta, ecc. - le forme giuridiche, anzi persino i riflessi di tutte queste lotte reali nel cervello di coloro che vi prendono parte, le teorie politiche, giuridiche, filosofiche, le visioni religiose e il loro successivo sviluppo in sistemi dogmatici, esercitano altresì la loro influenza sul decorso delle lotte storiche e in molti casi ne determinano in modo preponderante la forma. È un’azione reciproca di tutti questi momenti, in cui alla fine il movimento economico s’impone come fattore necessario attraverso un'enorme quantità di fatti casuali (cioè di cose e di eventi il cui interno nesso è così vago e così poco dimostrabile che noi possiamo fare come se non ci fosse e trascurarlo). In caso contrario, applicare la teoria a un qualsiasi periodo storico sarebbe certo più facile che risolvere una semplice equazione di primo grado. Ci facciamo da noi la nostra storia, ma, innanzitutto, a presupposti e condizioni assai precisi. Tra di essi quelli economici sono in fin dei conti decisivi. Ma anche quelli politici, ecc., anzi addirittura la tradizione [mentalità] che vive nelle teste degli uomini ha la sua importanza, anche se non decisiva. […] Ma in secondo luogo la storia si fa in modo tale che il risultato finale scaturisce sempre dai conflitti di molte volontà singole, ognuna delle quali a sua volta è resa quel che è da una gran quantità di particolari condizioni di vita; sono perciò innumerevoli forze che si intersecano tra loro, un gruppo infinito di parallelogrammi di forze, da cui scaturisce una risultante – l’avvenimento storico - che a sua volta può esser considerata come il prodotto di una potenza che agisce come totalità, in modo non cosciente e non volontario. Infatti, quel che ogni singolo vuole è ostacolato da ogni altro, e quel che ne viene fuori è qualcosa che nessuno ha voluto. Così la storia, qual è stata finora, si svolge a guisa di un processo naturale, ed essenzialmente è soggetta anche alle stesse leggi di movimento. Ma dal fatto che le singole volontà - ognuna delle quali vuole ciò cui la spinge la sua costituzione fisica e le circostanze esterne, in ultima istanza economiche (le sue proprie personali o quelle generali e sociali) - non raggiungono ciò che vogliono, ma si fondono in una media complessiva, in una risultante comune, da questo fatto non si può comunque dedurre che esse vadano poste = 0. Al contrario, ognuna contribuisce alla risultante, e in questa misura è compresa in essa. […] Del fatto che da parte dei più giovani [marxisti] si attribuisca talvolta al lato economico più rilevanza di quanta convenga, siamo in parte responsabili anche Marx ed io. Di fronte agli avversari dovevamo accentuare il principio fondamentale, che essi negavano, e non sempre c’era il tempo, il luogo e l'occasione di riconoscere quel che spettava agli altri fattori che entrano nell'azione reciproca. Ma appena si arrivava alla descrizione di un periodo storico, e perciò a un'applicazione pratica, le cose cambiavano, e nessun errore era qui possibile. Ma purtroppo è fin troppo frequente che si creda di aver capito a fondo una nuova teoria e di poterne senz’altro fare uso non appena ci si sia impadroniti dei suoi principi fondamentali, e anche questo non sempre in modo corretto. E questo rimprovero non posso risparmiarlo neanche a qualcuno dei recenti "marxisti", e ne è venuta fuori anche della roba incredibile”[5].

Dunque, tenuto conto che le relazioni di causa-effetto esistono, e che esprimono relazioni complesse e non lineari, possiamo ora tornare alla citazione promessa all’inizio:

“[…] nella produzione sociale della loro esistenza, gli uomini entrano in rapporti determinati, necessari, indipendenti dalla loro volontà, in rapporti di produzione che corrispondono a un determinato grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L'insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica e alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona (bedingt[6]), in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza. A un dato punto del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà (che ne sono soltanto l’espressione giuridica) dentro i quali tali forze per l’innanzi s’erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un'epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura. Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo. Come non si può giudicare un uomo dall'idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla coscienza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente fra le forze produttive della società e i rapporti di produzione. Una formazione sociale non perisce finché non si siano sviluppate tutte le forze produttive a cui può dare corso; nuovi e superiori rapporti di produzione non subentrano mai, prima che siano maturate in seno alla vecchia società le condizioni materiali della loro esistenza. Ecco perché l'umanità non si propone se non quei problemi che può risolvere, perché, a considerare le cose dappresso, si trova sempre che il problema sorge solo quando le condizioni materiali della sua soluzione esistono già o almeno sono in formazione. A grandi linee, i modi di produzione asiatico, antico, feudale e borghese moderno possono essere designati come epoche che marcano il progresso della formazione economica della società (ökonomische Gesellschaftsformation).”[7].  

Prima di continuare, tre informazioni. Una sulla traduzione del termine bedingt[8], l’altra sul modo di produzione asiatico. Il termine bedingt, nella già citata traduzione francese de Il Capitale di J. Joseph Roy, riveduta e rielaborata da Marx[9], è tradotto con il termine domine (citato da Marx nella ripresa in una nota del testo di un frammento di Per la critica dell’economia politica[10]: “Le mode de production de la vie matérielle domine en général le développement de la vie sociale, politique et intellectuel.”[11]). Tradurre bedingt con condiziona, come è nella traduzione italiana sopra riportata, potrebbe, infatti, permettere una lettura deterministica del testo, una relazione meccanica tra i due momenti (come fece Stalin[12] che denomina il mondo materiale come realtà oggettiva e le sovrastrutture come riflesso di questa realtà oggettiva). Il modo di produzione asiatico, in linea di massima, è poi caratterizzato dall’assenza della proprietà privata, da comunità di villaggio autosufficienti grazie al possesso della terra (da distinguersi dalla proprietà, giacche la proprietà è collettiva e la terra è assegnata in possesso ai membri della comunità), da imponenti lavori idraulici e dalla presenza di uno Stato dispotico che dirige la vita economica e assorbe il pluslavoro[13]. Infine, la terza informazione: si ricorda che Marx, nel mentre analizza le formazioni economico-sociali, contemporaneamente ne dà un resoconto sotto forma di analisi storica, analisi che è classificabile come storia ragionata[14] e non come teoria degli stadi (Stufentheorie)[15]. Per una descrizione della transizione tra il modo di produzione feudale e quello capitalistico, che è il campo d’indagine storica propria a quest’analisi v., infra. Si ricorda poi che la transizione è nel passaggio di soglia tra una lunga durata e l’altra.
Possiamo ora rileggere il testo: apparentemente l’economia appare indipendente dal sistema giuridico, ma affinché essa possa essere messa in moto deve essere garantita dalla presenza della proprietà privata (che è un concetto derivato dall’esserci di un dato stato dell’economia), e sono solo le istituzioni giuridiche, assieme alle strutture ideologiche che la supportano (v. infra), che possono offrire e cristallizzare questa garanzia. Ed è questa garanzia che introduce prima la differenza economica, poi quella sociale, tra chi possiede e chi non possiede, cioè la disuguaglianza sociale (v. infra), ciò che produce le contraddizioni interne (economiche, sociali) di una formazione economico-sociale che è resa così sempre instabile e prepara, nell’arco di una lunga durata, la soglia di transizione da un modo di produzione all’altro. Premesso questo, Marx fa dunque questa operazione astratta:

1.      identifica la natura del modo di produzione che serve da fondamento alla società;
2.      ne scopre la struttura, ossia le leggi di funzionamento (riproduzione) e di sviluppo (fino alla sua scomparsa e alla sua sostituzione con un altro modo di produzione);
3.      identifica gli altri elementi della realtà sociale che si sono sviluppati sulla base di questo modo di produzione e che, di questo modo, ne seguono le leggi;
4.      formula la teoria dell’articolazione interna, cioè dei rapporti di interdipendenza fra i fondamenti economici di questa forma di società e gli altri elementi della realtà sociale; scrive, infatti Marx nella lettera a Pavel Vasilevič Annenkov del 26 dicembre 1846[16]:

“Che cosa è la società, quale che sia la sua forma? Il prodotto dell'azione reciproca degli uomini. Forse che gli uomini sono liberi di scegliersi questa o quella forma sociale? Niente affatto. Presupponga un determinato stadio di sviluppo delle capacità produttive degli uomini e Lei avrà una forma corrispondente di commercio e di consumo. Presupponga gradi determinati di sviluppo della produzione, del commercio e del consumo, e Lei avrà una forma corrispondente di ordinamento sociale, un’organizzazione corrispondente della famiglia, dei ceti o delle classi, in una parola avrà una società civile corrispondente. Presupponga una tale società civile, e Lei avrà un corrispondente Stato politico, il quale non sarà che l'espressione ufficiale della società civile.” Ancora, scrivono Marx e Engels[17]: “Ciò che essi sono coincide dunque immediatamente con la loro produzione, tanto con ciò che producono quanto col modo come producono. Ciò che gli individui sono dipende dunque dalle condizioni materiali della loro produzione. […] Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un'attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l'osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l'organizzazione sociale e politica e la produzione. L'organizzazione sociale e lo Stato risultano costantemente dal processo della vita di individui determinati; ma di questi individui, non quali possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente, cioè come operano e producono materialmente, e dunque agiscono fra limiti, presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dalla loro volontà.”.

Marx dunque, per renderci edotti su come nascono alla storia le formazioni economico-sociali, ricorre, in un’ottica che è quella della lunga durata[18], e alla storia economica (i fondamenti economici) e alla storia sociale (quella dei rapporti d’interdipendenza fra i fondamenti economici di questa forma di società e gli altri elementi della realtà sociale, tra i quali spiccano quelli politici), utilizzando per ognuna di esse un lessico d’uso che sarà specifico.
La storia economica, che ci dice quali sono le basi materiali di una società, analizza, in prima istanza, quello che permette, in una popolazione, l’esserci di un’auto-sussistenza (che non sempre coincide con il minimo fisiologico di consumo, giacché i mezzi di consumo rimanda alle condizioni economiche, sociali, geografiche etc., storicamente determinate e variabili nel tempo)[19] e l’esserci di una riproduzione biologica. I parametri utilizzati sono i seguenti:

1.      lo stato in essere delle risorse ambientali disponibili (si tratta, qui, di fare ricorso alla geografia delle risorse del suolo e del sottosuolo, rinnovabili quali l’acqua, il legno etc., non rinnovabili, quali il ferro, il carbone, il petrolio etc. Si ricordi che per certe risorse, quali la terra per esempio, entrano in gioco anche le variazioni climatiche, congiunturali o di lungo periodo, che possono alterare la produttività e, conseguentemente, lo stato in essere delle tendenze demografiche, fattori, questi, che il modello di analisi deve prendersi in carico)[20];
2.      la tipologia dei mezzi di produzione (con questa locuzione s’intende l’insieme di attrezzi, strumenti, macchine etc. che costituiscono la condizione indispensabile per ogni genere di processo produttivo; va da sé che i mezzi di produzione sono, in un dato un momento storico, l’espressione delle esigenze produttive e del livello tecnologico e scientifico raggiunto, che è pari alle esigenze dell’auto-sussistenza e della riproduzione biologica e sociale. Si ricordi che i mezzi di produzione, indipendentemente dal livello tecnico raggiunto, sono anche legati alla forza fisica, alla competenza e all’abilità di chi lavora)[21];
3.      le caratteristiche della forza-lavoro (a questo proposito si deve fortemente porre l’accento sul fatto che la forza-lavoro non può essere confusa con il lavoro, poiché questo è l’applicazione concreta della competenza, della capacità e dell’energia spesa in uno specifico processo produttivo, ossia l’occorrenza del patrimonio di attitudini fisiche e intellettuali di cui una forza-lavoro dispone.[22] Va da sé che un’analisi della forza-lavoro deve essere poi necessariamente legata alle questioni demografiche, per esempio, l’analisi delle cause strutturali, o endogene, delle cause congiunturali, o esogene, che permettono diversi rapporti tra natalità e mortalità, ossia i decrementi o gli incrementi di popolazione, o i crolli demografici, oppure la durata della vita media, la fecondità, la nuzialità, le migrazioni etc., che si legano, in quanto pressione demografica, alle risorse e ai mezzi di produzione disponibili e che il modello di analisi deve prendersi in carico).[23]

Questi tre parametri, in seconda istanza, sono tra loro legati da una presupposizione reciproca, da una legge di corrispondenza, o Entsprecbungsgesetze, e ci danno quelle che sono chiamate le forze produttive. A proposito delle forze produttive, scrive Marx:

“I rapporti sociali sono intimamente connessi alle forze produttive. Impadronendosi di nuove forze produttive, gli uomini cambiano il loro modo di produzione e, cambiando il modo di produzione, la maniera di guadagnarsi la vita, cambiano tutti i loro rapporti sociali.  Il mulino a braccia vi darà la società col signore feudale, e il mulino a vapore la società col capitalista industriale. Quegli stessi uomini che danno ai rapporti sociali una forma corrispondente, alla loro produttività materiale [modo di produzione], danno anche ai princìpi, alle idee, alle categorie, una forma corrispondente ai loro rapporti sociali. Così queste idee, queste categorie sono tanto poco eterne quanto i rapporti che esse esprimono. Sono prodotti storici e transitori. Vi è un continuo movimento di accrescimento delle forze produttive, di distruzione di rapporti sociali, di formazione d'idee; d’immobile non vi è che l'astrazione dal movimento: ‘mors immortalis’, morte immortale[24].

Questa presupposizione vale, ovviamente, solo all’interno di una data strutturazione economica e sociale.
La storia sociale analizza invece su quelle che sono le dinamiche che portano a una data stratificazione sociale (che, sempre in base ad una logica di presupposizione reciproca, è storicamente determinata sia dallo stato vigente delle forze produttive che dei rapporti di produzione[25]), ossia ci dice, qual è la divisione sociale del lavoro tra gli agenti sociali della produzione e della riproduzione.[26] Un inciso: Si è usato il termine strato al posto di quello di classe perché il secondo termine è connotato storicamente dall’unidimensionalità e dicotomicità politica propria all’analisi politica marxiana, mentre il primo è multidimensionale è capace di rappresentare le diversità sociologiche presenti in tutte le formazioni economico-sociali. Il termine classe nel testo, infatti, è presente solo nelle citazioni di Marx e Engels[27]. I parametri d’indagine utilizzati sono i seguenti:

1.      lo stato in essere dei rapporti di subordinazione;
2.      lo stato in essere dei rapporti di proprietà.

Ora, mentre i rapporti di subordinazione ci dicono come la forza-lavoro sia storicamente legata a chi detiene i mezzi di produzione (condizioni materiali soggettive), i rapporti di proprietà ci informano su chi detiene i mezzi di produzione e li gestisce o li fa gestire (questo in una formazione economico-sociale dove la proprietà è separata dalla gestione, ciò che, se sposta il problema da chi possiede a chi prende le decisioni, per esempio il controllo manageriale e tecnocratico, lascia però immutato il rapporto in quanto la forza-lavoro vi si deve conformare [28]) e come questi detentori leghino a sé la forza-lavoro (condizioni materiali oggettive); nello stesso tempo va però ricordato che queste due condizioni materiali sono poi conflittuali socialmente e complementari economicamente. È evidente che, per esigenze d’analisi, la popolazione ne risulta polarizzata, strutturata in due poli che rappresentano l’uno l’insieme di chi esercita un lavoro nella sua materialità, l’altro l’insieme di chi si legittima socialmente grazie a una proprietà. Scrivono, a questo proposito, Marx e Engels[29]:

“Del resto divisione del lavoro e proprietà privata sono espressioni identiche: con la prima si esprime in riferimento alla proprietà esattamente ciò che con l’altra si esprime in riferimento al prodotto delle attività.”[30].

Va da sé che le forme di sfruttamento e le forme di proprietà mutano poi storicamente quando mutano gli stadi di sviluppo della divisione del sociale del lavoro, v. infra).[31] Può valere, a titolo riassuntivo, la seguente tabella:

MODO DI PRODUZIONE
TIPOLOGIA DELLA PROPRIETÀ [1]
COMUNITARIO-PRIMITIVO
La proprietà comune primitiva è anteriore all’appropriazione individuale della terra.
SCHIAVILE
La proprietà è fondata sull’appropriazione privata della terra e sul rapporto di produzione fra schiavi e proprietari terrieri.
FEUDALE
La proprietà è fondata sull'appropriazione privata della terra e sulla divisione fra proprietari terrieri e servi nelle campagne e sul sistema corporativo nella città.
CAPITALISTICO
La proprietà è fondata sull'appropriazione privata di ogni tipo di risorse e sulla divisione di classe fra ceti proprietari e ceti subalterni.

[1] La proprietà determina, con i rapporti di produzione, il rapporto fra gli strati che ne sono
o inclusi o esclusi.

Anche questi due rapporti, di subordinazione e di proprietà, sono legati da una presupposizione reciproca e la loro unione ci dà poi quelli che sono chiamati rapporti di produzione (Produktionsverhältnisse)[32]. Con il termine rapporti di produzione s’intende, infatti, porre l’accento tanto sul fatto che la loro espressione è giuridica (rapporti di proprietà) quanto sulla questione che essi sono essenzialmente rapporti sociali, questo in quanto, se da un lato condizionano l’intera società come fattori di dominio, dall’altro, sono poi condizionati, in un ciclo tendenzialmente auto-perpetuantesi, da tutte le altre manifestazioni della vita sociale, da quelle che Marx chiama le sovrastrutture giuridiche, politiche, morali etc.
Compito dei rapporti di produzione è di riprodurre socialmente quelle che sono le condizioni di produzione esistenti a livello economico, di farle permanere immutate, se possibile, in un percorso storico diacronico (questo perché queste strutture sono reperibili, se pure sulla scala della lunga durata, in mutamento).  Si ricorda, ancora, che quando si parla di riproduzione sociale delle condizioni di produzione s’intende dire che la società, a proposito degli individui che la compongono, ne permette:

1.      la riproduzione biologica;
2.      la riproduzione materiale;
3.      la riproduzione culturale[33].

Tra le forze produttive e i rapporti di proprietà esiste poi una relazione di contraddizione manifestata da un mutamento di stato delle forze produttive che impongono un mutamento all’esistenza data, storicizzata, nei rapporti di proprietà, mutamento che si manifesta nei rapporti di produzione, dunque nella divisione sociale del lavoro, ossia nel destino sociale degli individui che entrano storicamente in un altro modo di produzione (v. infra). Secondo Marx, infatti, il motivo causale principale delle modificazioni storiche, in specie nelle transizioni da un modo di produzione e l’altro, è dato dalla modificazione del rapporto di corrispondenza (presupposizione reciproca) tra le forze produttive e i rapporti di produzione, vale a dire dalla relazione di contraddizione che frantuma questa corrispondenza. Scrive Marx nella lettera a Pavel Vasilevič Annenkov del 26 dicembre 1846:

“Per non essere privati del risultato ottenuto, per non perdere i frutti della civiltà, gli uomini sono forzati a modificare tutte le loro forme sociali tradizionali, non appena il modo del loro commercio non corrisponde più alle forze produttive acquisite. Io prendo qui la parola commercio, nel senso più generale che essa ha nel tedesco Verkehr. Per esempio: il privilegio, l'istituto delle gilde e delle corporazioni, tutte quante le regolamentazioni del medioevo erano relazioni sociali le quali sole corrispondevano alle forze produttive acquisite e allo stato sociale preesistente da cui questi istituti erano derivati. Sotto la protezione del regime corporativo di regolamentazione si erano accumulati i capitali, un commercio marittimo si era sviluppato, colonie erano state fondate - e gli uomini avrebbero perduto proprio questi frutti, se avessero voluto mantenere le forme sotto la cui protezione questi frutti erano maturati. Così vi furono due tempeste, la rivoluzione del 1640 e quella del 1688. Tutte le vecchie forme economiche, le relazioni sociali, che ad esse corrispondevano, lo Stato politico, che era l'espressione ufficiale della vecchia società civile, furono spezzati in Inghilterra. Le forme economiche sotto le quali gli uomini producono, consumano, scambiano sono dunque transitorie e storiche. Con nuove capacità produttive acquisite gli uomini cambiano il loro modo di produzione, e col modo di produzione essi cambiano tutti i rapporti economici i quali non erano che relazioni necessarie di questo determinato modo di produzione”. 

Scrive poi Engels, nel 1894, dunque a distanza di molti anni[34]:

“[…] Per rapporti economici, che noi [Marx e Engels] consideriamo come la base determinante della storia della società, intendiamo il modo in cui gli uomini di una determinata società producono il proprio sostentamento e si scambiano i prodotti (nella misura in cui esiste divisione del lavoro). Vi è dunque compresa l'intera tecnica della produzione e dei trasporti. Questa tecnica determina, secondo la nostra concezione, anche il modo dello scambio, quindi anche della distribuzione dei prodotti e, dopo la dissoluzione della società gentilizia, anche la divisione in classi, quindi i rapporti di signoria e di servitù, quindi lo Stato, la politica, il diritto, ecc. Sono inoltre inclusi fra i rapporti economici la base geografica sulla quale esse si manifestano e i residui effettivamente trasmessi di stadi precedenti dell'evoluzione economica, che si sono mantenuti, spesso soltanto per tradizione, o per forza d'inerzia, e naturalmente l'ambiente esterno che circonda questa forma di società. […] Noi consideriamo le condizioni economiche come ciò che condiziona [domina], in ultima istanza, l'evoluzione storica. […] Vi sono qui però due punti che non si devono trascurare:

a.         L'evoluzione politica, giuridica, filosofica, religiosa, letteraria, artistica, ecc. riposa [poggia] sull'evoluzione economica. Ma esse reagiscono tutte l'una sull'altra e sulla base economica. Non è che la condizione economica sia la sola causa attiva e tutto il resto nient’altro che effetto passivo. Vi è al contrario azione reciproca sulla base della necessità economica che, in ultima istanza, sempre s'impone. […]
b.         Gli uomini fanno essi stessi la loro storia, ma finora non la fanno, neppure in una determinata società ben delimitata, con una volontà generale, secondo un piano d'assieme. I loro sforzi si contrappongono gli uni agli altri e, proprio per questo, in ogni società di questo genere regna la necessità, il cui complemento e la cui forma di manifestazione è la casualità. La necessità che s’impone qui attraverso ogni casualità è di nuovo, in fin dei conti, quella economica. […] Lo stesso vale per tutti gli altri fatti casuali o apparentemente casuali nella storia. Quanto più il terreno che stiamo indagando si allontana dal terreno economico e si avvicina al terreno ideologico puramente astratto, tanto più troveremo che esso presenta nella sua evoluzione degli elementi fortuiti, tanto più la sua curva procede a zigzag. Ma se Lei traccia l'asse medio della curva troverà che quanto più lungo è il periodo preso in esame, quanto più esteso è il terreno studiato, tanto più questo asse si avvicina e corre parallelamente all'asse dell’evoluzione economica. […] La prego di non prendere alla lettera le parole che precedono, ma di badare al nesso; mi rincresce di non avere il tempo di scriverLe dopo aver elaborato la cosa con esattezza, come dovrei fare con uno scritto destinato alla pubblicazione.”[35].

Possiamo ora unire le astrazioni precedentemente elaborate affermando che le forze produttive ci danno la struttura (Struktur) economica, mentre i rapporti di produzione ci danno la struttura sociale; tra le due strutture, seppure irriducibili l’una all’altra[36] ma entrambe implicate in un medesimo ingranaggio, esiste sempre un rapporto di presupposizione reciproca che ci dà il modo di produzione (Produktionsweise; si ricorda, per inciso, che Produktionsweise e un termine usato da Marx in due modi: a volte lo intende come maniera, Weise, di produrre, altre volte come modo di produzione. Nel primo caso la traduzione sottolinea le pratiche messe in atto nell’attività di produzione di un oggetto, die kapitalistische Produktionsweise, la maniera capitalistica di produrre; nel secondo caso, che è quello che qui ci interessa, rimanda, come concetto analitico, ad una struttura economica e sociale, die kapitalistische Produktionsweise, il modo di produzione capitalistico[37]) e le caratteristiche del funzionamento di massima di una formazione economico-sociale che, come totalità organica, su questo modo di produzione si basa. Questa formazione esprime poi un tipo di realtà sociale presa nella sua totalità, questo nel senso che ingloba rapporti, a un tempo quantitativi e qualitativi, che si condizionano tutti in un’interazione continua che ci dà, in un insieme coerente:

1.      le condizioni delle risorse geografiche a partire dalle quali una società trae i suoi mezzi materiali di sussistenza;
2.      le forze produttive, che sono i mezzi materiali e tecnologici che l’uomo usa all'interno di diversi processi di lavoro per agire sulla natura e trarne i suoi mezzi di sussistenza;
3.      i rapporti di produzione, cioè i rapporti sociali, che assicurano la quadruplice funzione di:

a.       determinare l'accesso e il controllo sociale delle forze produttive e delle risorse,
b.      distribuire la forza-lavoro sociale fra i diversi processi di lavoro che ne producono la vita materiale,
c.       determinare la forma sociale di ripartizione, di ridistribuzione dei prodotti del lavoro,
d.      stabilire qual è il posto assegnato all’individuo nella stratificazione sociale.[38]

Se in questa formazione vi sono poi differenti livelli, per es. economico, sociale, politico, ideologico etc., questi livelli sono da valutarsi come in mutua interdipendenza, anche se essi manifestano, in questa o in quella fase del loro sviluppo, una certa tendenza all’autonomia[39]. A proposito della locuzione modo di produzione, si deve anche ricordare che la relazione di presupposizione reciproca fra le forze produttive e i rapporti di produzione non ha nulla di dogmatico, bensì acquista il suo reale significato solo all’interno di un esame preciso della modalità di transizione che però è possibile analizzare solo quando la nuova formazione economico-sociale permette di indagare in modo storico su quella che la precede. Scrive Marx[40]:

“La società borghese è l'organizzazione storica più sviluppata e differenziata della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti, la comprensione della sua struttura, permettono quindi in pari tempo di comprendere l'articolazione e i rapporti di produzione di tutte le forme di società scomparse, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui in parte in essa sopravvivono ancora residui parzialmente non superati, mentre ciò che in essa era solo accennato ha assunto significati compiuti ecc. L'anatomia dell'uomo fornisce una chiave per l’anatomia della scimmia. Gli accenni a momenti superiori nelle specie animali inferiori possono invece esser compresi solo se la forma superiore stessa è già nota. L'economia borghese fornisce quindi la chiave di quella antica ecc.”[41]), tenendo dunque presente il quadro complessivo degli elementi geografici, economici, sociali e culturali cui questa locuzione va riferita.
I modi di produzione nella loro morfologia e stratigrafia diacronica, nell’area mediterraneo-europea, sono i seguenti:

MORFOLOGIA
STRATIGRAFIA DIACRONICA NELL’AREA MEDITERRANEO-EUROPEA [1]
DATE SIMBOLO DELLA TRANSIZIONE DEI MODI DI PRODUZIONE
MODO DI PRODUZIONE
ETÀ STORICA
COMUNITARIO PRIMITIVO
PREISTORIA
Scoperta della scrittura [3.000 a.C.]
SCHIAVILE
ETÀ ANTICA
Caduta dell’impero romano d’Occidente [476 a.C.]
FEUDALE
ALTO MEDIOEVO
Fino all’anno Mille [XI sec. d.C.]
Scoperta dell’America [1492 d.C.]
BASSO MEDIOEVO
Fino al 1492 d.C. [XV sec. d.C.]
CAPITALISTICO [2]
ETÀ MODERNA
Rivoluzione francese [1789 d.C.]
ETÀ CONTEMPORANEA
1789 sgg.

[1] Questa stratigrafia è valida solo per l’ambiente storico mediterraneo-europeo; per quanto riguarda gli altri ambienti storici queste forme possono cambiare o mancare, ossia possono presentarsi altre modalità di intreccio e interdipendenza tra i tratti distintivi che sono da indagare[42].
[2] Il modo di produzione in oggetto è quello del capitalismo[43] classico-concorrenziale del XIX secolo. A partire dal XVIII secolo i mutamenti del capitalismo sono però stati numerosi (v. la seconda rivoluzione industriale, l’avvento del capitale monopolistico, del taylorismo e dell’imperialismo etc.), in ogni caso si presuppone che la frattura più grande si abbia a partire dagli anni Settanta (1973) del Novecento ai giorni nostri (v. infra), periodo denominato post-fordista e di tardo-capitalismo; la società che corrisponde a questo periodo è poi classificata come post-moderna[44].

È poi importante, per non ridurre a deformazione dogmatica, a volgarizzazione, lo schema sopra proposto, a presentarlo insomma come continuità storica lineare, per gradini evolutivi - come ha fatto Stalin[45], dove, sulla scorta della Prefazione a Marx[46], codifica la filosofia del Diamat (abbreviazione del russo dialektičeckij materializm, o materialismo dialettico), che diventa, sotto l’egida dell'Accademia delle Scienze dell'URSS, filosofia ufficiale del movimento comunista internazionale, e da cui discende la vulgata meccanicistica fondamentalista che qui si critica -, tenere conto delle analisi sulle formazioni economico-sociali precapitalistiche presenti nelle Formen, die der Kapitalistischen Produktion vorhergehen (Forme che precedono la produzione economica capitalistica)[47]. Uno studioso[48], rifacendosi a Marx[49] e prendendo in considerazione l’area mediterraneo-europea, propone la seguente schematizzazione, fondata sul nesso individuo/comunità, qui ridotta in tabella:

SITUAZIONE STORICA
CARATTERISTICHE
I
COPRENDE LE FORME DI PROPRIETÀ DEL COMUNISMO PRIMITIVO (GERMANICA, ASIATICA, ANTICA)
CARATTERIZZATA DALLA PROPRIETÀ DA PARTE DEL PRODUTTORE DEL MEZZO DI PRODUZIONE TERRA
II
COMPRENDE IL SISTEMA DI PRODUZIONE DELL’ARTIGIANATO CORPORATIVO E DELLA CASTE
CARATTERIZZATA DALLA PROPRIETÀ (AUTONOMA DA QUELLA FONDIARIA) DA PARTE DEL PRODUTTORE DEL MEZZO DI PRODUZIONE UTENSILE ARTIGIANALE
III
COMPRENDE LE FORME DI PROPRIETÀ E I SISTEMI DI PRODUZIONE RELATIVI ALLA SCHIAVITÙ E ALLA SERVITÙ DELLA GLEBA[50]
CARATTERIZZATA DALLA PROPRIETÀ DA PARTE DEL PRODUTTORE DEI MEZZI DI SUSSISTENZA (O DI CONSUMO)

La situazione storica IV, non riportata in tabella, è poi quella relativa al capitalismo classico-concorrenziale del XIX secolo, caratterizzata dalla perdita da parte del produttore di ogni mezzo di produzione. Lo stesso studioso, ma rifacendosi a un altro testo di Marx[51], e prendendo sempre in considerazione l’area mediterraneo-europea, propone la seguente schematizzazione, qui ridotta in tabella[52]:

SITUAZIONE STORICA
CARATTERISTICHE
I
COPRENDE LA FORMA ARCAICA DEL COMUNISMO PRIMITIVO [DALLE ORDE DEI CACCIATORI (COMUNITÀ D’ACCAMPAMENTO) ALLA COMUNITÀ PRIMITIVA (COMUNITÀ DI VILLAGGIO) ALLA COMUNE RURALE (GERMANICA E RUSSA), SIA ESSA INDIPENDENTE CHE SOTTOPOSTA A UN POTERE CENTRALE (COME NELLA FORMA ASIATICA)]
PROPRIETÀ COMUNITARIA
II
COMPRENDE LA FORMA ANTICA, QUELLA SCHIAVILE E I SISTEMI DEL SERVAGGIO E DELL’ARTIGIANATO CORPORATIVO
PROPRIETÀ PRIVATA PRECAPITALISTICA (FONDATA SUL LAVORO PERSONALE DEL PRODUTTORE)

La situazione storica III, non riportata in tabella, è poi quella relativa al capitalismo classico-concorrenziale del XIX secolo, caratterizzata dalla proprietà privata capitalistica. La diversa collocazione nelle due tabelle della forma antica è dovuta alla presenza simultanea della proprietà privata e della proprietà collettiva[53].
Questi modi di produzione sono poi il modo particolare (storico) del processo sociale di produzione[54]. Per quanto pertiene all’indagine in oggetto, si è visto che i modi di produzione presi in carico sono stati due, quello feudale in declino, ossia visto nella sua fase postantica e precapitalistica, e quello capitalistico visto nella sua fase iniziale, quello della formazione delle società di Ancien Régime (grosso modo la società di Antico Regime comprende un arco diacronico che va dal XVI al XVIII secolo, ma in alcune parti dell’Europa si può andare oltre il XVIII secolo), presi dunque nella fase primaria di transizione dell’uno all’altro (ultimo terzo del sec. XV - primi decenni del XVI).




[1] Marx 1867, trad. fr. 1965.
[2] V. Marx 1859, trad. it. 1974.
[3] Marx 1867, trad. fr. p. 617 ; v. anche p. 1601 nota 1 alla p. 273.
[4] Engels 1890a, trad. it. pp. 492-494
[5] V. anche Marx 1857, trad. it. 2010, pp. 34-45, Engels 1890b, trad. it. 1949; Engels 1894a, trad. it. 1971, pp. 285-304. Cfr. Gerratana, 1974, p. 31, nota; Godelier 1979, pp. 355-359, 370; Godelier 1981a, p. 110.
[6] Sulla tradizione del termine, v. infra.
[7] Prefazione (Vorrede) a Marx 1859, trad. it. 1974, pp. 4-6. Su queste questioni di dinamica economico-sociale, v. Balibar, trad. it. 1971, pp. 225-337; Carandini G. 1973; Carandini A. 1979, pp. 6-65; Ceserani e De Federicis, p. 5; Vilar 1980, trad. it. 1985, pp. 63-64; Carandini G. 2005, pp. 66-71.
[8] Cfr. Musto 2010, pp.118-119.
[9] Marx 1867, trad. fr. 1965.
[10] V. Marx 1859, trad. it. 1974
[11] Marx 1867, trad. fr. p. 617 ; v. anche p. 1601 nota 1 alla p. 273.
[12] V. Stalin 1938, ed. it. 1950, pp. 27-28.
[13] V. Marx 1858b, trad. it. 1974, vol. I, pp. 94-148, Wittfogel, 1957; Hobsbawm 1964, trad. it. 1977, pp. 31-33, 60; Sofri 1974; Giori 1975; Godelier, trad.it. 1976, pp. 15-96; Carandini A. 1979, pp. 98-112; Godelier 1980a, pp.457-461.
[14] Cfr. Vilar 1980, trad. it. 1985, p. 5.
[15] Su queste questioni di dinamica economico-sociale, v. Balibar, trad. it. 1971, pp. 225-337; Carandini G. 1973; Carandini A. 1979, pp. 6-65; Ceserani e De Federicis, p. 5; Vilar 1980, trad. it. 1985, pp. 63-64; Carandini G. 2005, pp. 66-71.
[16] Marx 1846. Cfr. Godelier 1979, p. 349.
[17] Marx e Engels 1946, trad. it. 1972, p. 12.
[18] V. Le Goff, trad. it 1980, p. 40 e infra.
[19] Cfr. Nasiłowski 1978, p. 1156.
[20] V. Acot, trad. it. 2004.
[21] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘mezzi di produzione’. V. Derry e Trevor, trad. it. 1968.
[22] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘forza-lavoro’.
[23] V. Imhof, trad. it. 1981
[24] Marx 1847, trad. it. 1976, p. 94. V. Vilar 1980, trad. it. 1985, pp. 110-120
[25] V. Ceserani e De Federicis 1980, pp. 8-9. .
[26] V. Ceserani e De Federicis 1980, pp. 14-15.
[27] Cfr. Szacki 1978, p. 150.
[28] Cfr. Szacki, pp. 182-183.
[29] Marx e Engels 1846, trad. it. 1972, p. 23.
[30] Non si può in questo contesto non ricordare quello che ha scritto Rousseau sulla nozione di proprietà: “Il primo che, avendo cintato un terreno, pensò di dire, questo è mio, e trovò delle persone abbastanza stupide da credergli fu il vero fondatore della società civile. Quanti delitti, quante guerre, quanti assassinii, quante miserie e quanti orrori avrebbe risparmiato al genere umano chi strappando i piuoli [i paletti che recintano la proprietà] o colmando il fossato [che delinea l’estensione della proprietà], avesse gridato ai suoi simili: “Guardatevi dal dare ascolto a questo impostore! Se di­menticate che i frutti sono di tutti e che la terra non è di nessuno, siete perduti!” Ma c’è molto motivo di credere che allora le cose fossero già giunte ad un punto tale da non poter continuare così come erano; infatti quest’idea di proprietà, dipendendo da parecchie idee antecedenti che non sono potute nascere se non in successione di tempo, non si formò tutt’a un tratto nello spirito umano: fu necessario fare molti progres­si, acquistare molta abilità e molti lumi [cognizioni], trasmetterle ed arric­chirle di generazione in generazione, prima di giungere a quest’ulti­mo confine dello stato di natura.” Rousseau, trad. it. 1949, p. 68.
[31] Cfr. Godelier, trad.it 1976, p. 52; Godelier 1980b, pp. 367-384.
[32] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘rapporti di produzione’.
[33] Per quanto riguarda la riproduzione culturale della formazione economico-sociale, v. infra.
[34] Engels 1894b, pp. 226-228.
[35] Marx 1846. 
[36] Cfr. Vilar 1980, trad. it. 1985, p. 73; Godelier 1976, p. 39; Godelier 1982, p. 334; Mascitelli 1977, sub voce ‘modo di produzione’. V. Vilar 1980, trad. it. 1985, pp. 60-80, 100-109; Godelier 1970, pp. 9-48, 101-135; Godelier 1976, p. 39.
[37] Cfr. Godelier 1979, p. 353; Godelier 1980a, pp. 423-467.
[38] Cfr. Godelier 1979, p. 353.
[39] V. Pomian, trad. it. 1978.
[40] Marx 1858, trad.it 1976, p. 30.
[41] V. Carandini A. 1979.
[42] Cfr. Carandini A. 1979, p. 47.
[43] Si ricorda che, stando a Braudel 1979, trad. it. 1981, p. 235, Marx ignora, sino al 1867 (data di uscita a stampa di Il Capitale), il termine capitalismo; al suo posto usa quello di modo di produzione capitalistico. Il termine, invece, è usato da Engels. Per la storia dei termini, capitale, capitalista, capitalismo, v. Braudel 1979, trad. it. 1981, pp. 228-237 e nota 48 a p. 366. Cfr. anche Braudel 1967, trad. it. 1977, p. XIX.
[44] V. Harvey 1990, trad. it. 1993; Jameson 1991, trad. it. 2007; Arrighi 1994, trad. it. 2003; Arrighi e Silver, 1999, trad.it 2003; Zanini e Fadini, 2001; Harvey 2010, trad. it. 2011.
[45] Stalin 1938.
[46] Marx 1859, trad.it. 1974, pp. 4-6.
[47] In Marx 1858b, trad. it. 1974, vol. I, pp. 94-148. Sui danni teorici e politici prodotti dalla Prefazione a Marx 1859, trad. it. 1974, pp. 4-6, v. Althusser 1969, trad. it. 1977, p. 37, p. 44. Sulle Formen v. Hobsbawm 1964, trad. it. 1977, pp. 7-65; Godelier, trad. it. 1976, pp. 9-96; Schiavone 1978; Carandini A. 1979, pp. 257-291 (segue, alle pp. 293-326 il testo delle Formen tratto da Marx 1858b, trad. it. 1976); Negri 1979,pp. 117-122; Godelier 1980a, pp. 450-466.
[48] Cfr. Carandini A., pp. 45-47.
[49] Marx 1858b, trad. it. 1976, capp. XI sgg.
[50] Sul termine servitù della gleba, v. infra.
[51] Marx 1881, trad. it. 1976, pp. 255-278.
[52] Cfr. anche A. Carandini 1978, pp. 243-249.
[53] Sul modo di produzione comunitario primitivo e asiatico, v. Carandini 1979, pp. 69-112; sul modo di produzione schiavile (compresa la forma antica), v. Carandini 1979, pp. 113-237; Vegetti 1977; Capogrossi 1978; sul modo di produzione feudale e la transizione al capitalismo, v. Carandini 1979, pp. 237-255. Su Stalin, v. Fornero e Tassinari 2002, pp. 471-473. V. anche allegato1 che mostra i modi di produzione nella loro articolazione.
[54] V. Carandini G. 1973, pp. 47, 51-68.

(PRELIMINARI A UN’ANALISI DELL’ANTHROPOCENE DAL MEDIOEVO ALL’AFFERMAZIONE DEL CAPITALISMO)

IL SISTEMA DELL’AGRICOLTURA, DELL’ALLEVAMENTO E DELL’ALIMENTAZIONE  LA GEOGRAFIA AGRICOLA             Per quanto riguarda le desc...