IL CAMPO ECONOMICO-SOCIALE

Per le modalità dell’indagine che qui ci si propone è necessario analizzare il termine di campo economico-sociale, ossia è necessario parlare, in modo teorico, delle modalità di esistenza storiche di una formazione economico-sociale (ökonomische Gesellschaftsformation; ökonomische Gesellschaftsformation si potrebbe anche tradurre come formazione economica della società; se si usa questa traduzione, la parola formazione designa un processo, per esempio il succedersi dei modi di produzione; se si usa l’altra traduzione, formazione economico-sociale, si designa un processo e il suo risultato, cioè l’insieme dei rapporti di corrispondenza tra un’infrastruttura che, in pari tempo, è coinvolta e coinvolge le sovrastrutture implicate e interconnesse che si sviluppano in un particolare modo di produzione[1]). Per farlo in un modo articolato che comprenda tutti gli aspetti di questa formazione, da quello materiale a quello dell’immateriale, si fa ricorso, qui a un’enciclopedia offerta dal campo marxiano, ossia a una batteria di astrazioni razionali sulla processualità dello sviluppo storico (usate in questa indagine preparatoria in modo molto elementare, semplificato) elaborate da Karl Marx[2].
Per porre l’accento sul valore del termine astrazione, che è quanto ordina la descrizione storica che precede, si legga quanto è scritto, in Marx e Engels[3]:

“Di per sé, separate dalla storia reale, queste astrazioni [sullo sviluppo storico umano] non hanno assolutamente valore. Esse possono servire soltanto a facilitare l’ordinamento del materiale storico, a indicare la successione dei suoi singoli strati. Ma non danno affatto […] una ricetta o uno schema sui quali si possono ritagliare e sistemare le epoche storiche. La difficoltà comincia, al contrario, quando ci si dà allo studio del materiale, sia di un’epoca passata che del presente, a esporlo realmente.”

Ancora quanto scrive Marx (che basa la sua argomentazione sull’esempio del lavoro)[4]:

“Questo esempio del lavoro mostra in modo evidente come proprio le categorie più astratte, sebbene siano valide per tutte le epoche - proprio a causa della loro astrazione -, sono tuttavia, in ciò che vi è determinato in quest’astrazione, il prodotto di condizioni storiche e posseggono la loro piena validità solo all’interno di queste condizioni. La società borghese è la più sviluppata e multiforme organizzazione storica della produzione. Le categorie che esprimono i suoi rapporti e la comprensione della sua articolazione, permettono di penetrare, allo stesso tempo, nell’articolazione e nei rapporti di produzione di tutte le forme di società passate, sulle cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, di cui si trascinano in essa, ancora residui parzialmente non superati, mentre ciò che in essa era solo accennato ha assunto significati compiuti ecc. L’anatomia dell’uomo è una chiave per l’anatomia della scimmia. Ciò che nelle specie animali inferiori accenna a qualcosa di superiore può essere compreso soltanto se la forma superiore è conosciuta. L’economia borghese fornisce quindi la chiave di quella antica ecc.”[5]

Due precisazioni terminologiche: con il termine economia[6] qui s’intende, in senso ampio e generico, il complesso delle risorse (terre, materie prime, energie naturali, capacità lavorative, capitali etc.) e delle attività dirette alla loro utilizzazione (produzione, circolazione, distribuzione, scambio, consumo) in un determinato spazio e tempo storico. Secondo l’ottica marxiana, con il termine economia ci si riferisce alla base materiale della vita umana e della società. Con base materiale s’intende poi l’insieme del lavoro e delle condizioni della sua realizzazione come trasformazione della natura; in questo senso l’economia comprende tutto il complesso dei rapporti di produzione, così come comprende in sé i rapporti sociali (v. modo di produzione). Con il termine società[7] qui poi s’intende, in senso ampio e generico, ogni insieme d’individui uniti da rapporti di varia natura e in cui s’instaurano forme di divisione dei compiti, che assicurano la sopravvivenza e la riproduzione materiale/immateriale dell’insieme sociale stesso e dei suoi componenti. Secondo l’ottica marxiana, con il termine società s’intende un insieme d’individui, storicamente dati e presi all’interno di rapporti sociali creati, questi, dalle forme di esistenza storica dei rapporti di produzione. Come scrivono Marx e Engels[8], la società

“comprende tutto il complesso delle relazioni materiali fra gli individui all’interno di un determinato grado di sviluppo delle forze produttive”.



[1] Cfr. Godelier 1979, pp. 342-344, Godelier 1981b, pp. 463-464.
[2] Le opere di Marx in cui appaiono le astrazioni ragionate qui presentate sono: Marx 1844, trad. it. 1873; Marx 1846, trad. it. 1972; Marx e Engels 1846, trad. it. 1972; Marx 1847, trad.it. 1949; Marx 1848, trad.it. 1963; Marx 1857, trad. it. 1974; Marx 1858a, b, trad.it. 1976; Marx 1859, trad. it. 1974; Marx 1865, trad.it. 1975; Marx 1867, trad.it. 1975. Sul ruolo comproprietario di Engels nell’elaborazione teorica marxista, v. Stedman Jones 1978, pp. 345-354. Sull’attualità e inevitabilità delle analisi marxiane, v., per esempio: Vilar 1974; Châtelet 1975, trad. it. 1977; Luporini 1977, pp. VIII-XXIV; Vilar 1978a, pp. 200-209, 213-232; Vilar 1978b, pp. 57-90; Carandini A. 1979, pp. XVII-XIX, p. 23; Bois 1978, trad, it 1980; Hobsbawm 1982, pp. 5-52; Godelier 1982, pp. 331-356; Chavance 1983; Baratta et alii 1986; Nassini 1987; Harvey 1990, trad. it. 1993; Balibar 1993, trad. it. 1994; Arrighi 1994, trad. it. 2003; Arrighi e Silver, 1999, trad. it 2003; Carandini G. 2005; Harvey 2010, trad. it. 2011; Hobsbawm 2011 etc.
[3] Marx e Engels 1846, trad. it. 1972, p. 14.
[4] Marx 1857, trad. it. 2010, pp. 40-41,
[5] Sul rapporto astratto/concreto (partire da astrazioni semplici per produrre un concreto di pensiero), v. Marx 1857, trad. it. 2010, pp. 12-13, 34-45; Althusser 1969, trad. it. 1977, pp. 16-18, Musto 2010, pp. 80-84, 99-114.
[6] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘economia’.
[7] Mascitelli 1977, sub voce ‘società’.
[8] Marx e Engels 1846, trad. it.1972, p. 65. Cfr. Ceserani e De Federicis 1980, pp. 4-5.

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