SUL CICLO PRODUTTIVO: PRODUZIONE E RIPRODUZIONE DEL
CAPITALE
L’analisi
del ciclo analizza la successione delle fasi attraverso le quali deve passare
un medesimo capitale per valorizzarsi (produzione) e attraverso le quali fasi
deve ripassare per continuare a valorizzarsi (riproduzione). Si può analizzare
il ciclo utilizzando lo schema seguente[1] che mostra la successione
delle metamorfosi che subisce il
capitale per valorizzarsi (per esistere come capitale)[2]:
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C
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M
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f-l
|
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mp
|
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P
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M’
|
|
C’
|
Prima metamorfosi (processo di circolazione degli
acquisti in un mercato)
Un capitalista investe un capitale iniziale C (capitale finanziario) comperando sul mercato dei mezzi di produzione (mercato
dei beni capitali), delle materie prime (mercato delle risorse) e della forza-lavoro
(mercato della forza-lavoro), e per mettersi in condizione di produrre,
trasformando il valore iniziale C in capitale
merci (M), o capitale commerciale.
Il capitale esiste quindi sotto forma di un insieme di mezzi di produzione (mp)
e umani (f-l) che rappresentano un agglomerato di forza-lavoro che riceve, per
un atto di compra-vendita, un salario.
Seconda metamorfosi (processo di produzione fuori dal
mercato, nel sistema di fabbrica)
Mezzi di produzione (mp) e forza-lavoro (f-l) si
combinano poi, grazie alle materie prime, in un processo di produzione P (capitale produttivo o industriale) e si ritrovano trasformati
in un insieme di merci (M’) che hanno un valore d’uso e che occorre vendere
(valore di scambio).
Terza metamorfosi (processo di circolazione della
vendita in un mercato)
La vendita finale sul mercato delle merci (beni di
consumo o beni capitali) costituisce la metamorfosi finale di C, il valore
iniziale, che vede M’ trasformarsi in C’, vero
capitale.
Quarta metamorfosi (Sul profitto)
Una volta vendute le merci M’ il capitalista si trova
con un capitale C’ che può reinvestire in un nuovo processo di produzione, vale
a dire riproducendo le basi materiali
della società, ma con un valore aggiunto rappresentato da M’, valore aggiunto
rispetto al valore iniziale investito nell’acquisto di M. Se M’ è venduto sul
mercato, allora C’ ha un valore
aggiunto rispetto a C, che non è prodotto dal mercato delle vendite, né dal
capitale finanziario (giacchè queste permettono di creare un valore, ma in sé e
per sé non creano valore aggiuntivo), ma da quel differenziale che si crea nel consumo produttivo della seconda
metamorfosi, ossia dal quel sovrappiù di denaro che si ritrova nel profitto, sovrappiù acquisito trasformando, nella vendita di M’, il
pluslavoro non retribuito della forza-lavoro in plusvalore.[3] Questo valore
aggiunto generato a livello globale all’interno dei processi produttivi, il vero capitale che ingloba pluslavoro e
plusvalore quando diventa C’, è poi un valore
che è ripartito tra il capitale finanziario, il capitale commerciale e il
capitale industriale. Dunque: le banche, il mercato e l’industria non creano
valore, ma ripartiscono tra di loro quello prodotto nel consumo produttivo dalla forza-lavoro (è un valore ripartito)[4].
Quinta
metamorfosi (Sull’interdipendenza dei sistemi di fabbrica)
Marx,
rispetto al processo di riproduzione materiale, chiama poi riproduzione semplice quella che non modifica la scala del processo di produzione, cioè quella che
conserva la ricchezza sociale e non l’accresce in quanto il plusvalore è
consumato dai capitalisti, salvo a reintegrare il capitale consumato nel processo sociale di produzione (in mezzi di produzione,
merci, mezzi di sussistenza, forza-lavoro) e riproduzione allargata quella che sottrae una parte del prodotto al
consumo individuale ed è reinvestita dal capitalista, come capitale
addizionale, nel processo produttivo (il mutamento di scala, qui, trattandosi
di riproduzione con accumulazione, è il risultato del processo di accumulazione
del capitale). La riproduzione
allargata (oltre al fatto che C, del nuovo processo produttivo, ora è uguale a
C’ del precedente processo produttivo) dipende poi dal fatto se egli ritrova
sul mercato elementi che egli non produce, per esempio nuovi beni capitali: ne
deriva che la metamorfosi in riproduzione allargata dei processi produttivi dipende dalla produzione di altre
imprese e di altri settori, cioè rimanda all’interdipendenza dei vari sistemi di fabbrica (è nel passaggio dal
microeconomico al macroeconomico)[5].
SUL
VALORE D’USO E SUL VALORE DI SCAMBIO
È ora
necessario affrontare l’analisi della forma di valore (Wertforanlyse), la questione del valore nella sua doppia determinazione di valore d’uso e del valore di
scambio. Con:
1.
valore d’uso s’intende,
rispetto a un dato bene o prodotto, la capacità di soddisfare chi questo bene
lo usa. In questi termini un bene o un
prodotto è di tipo qualitativo poiché
può essere scambiato solo poiché
utile a qualcuno;
2.
valore di scambio s’intende,
rispetto a un dato bene o prodotto, la proprietà
di potere essere acquistato. Per essere scambiato però un bene o prodotto
dev’essere prodotto come valore d’uso per altri, come valore d’uso sociale, ossia diventare una merce. Il rapporto in base al quale una merce può essere scambiata
è di tipo quantitativo, ossia ha un
prezzo. Nella formazione del valore di
scambio è poi determinante riconoscere il ruolo
della forza-lavoro, che muta storicamente al mutare del modo di produzione[6].
Mentre nel modo di produzione comunitario-primitivo
esiste solo il baratto, ossia uno
scambio accidentale e marginale che impedisce la circolazione, nel modo di
produzione schiavile e feudale il valore dello scambio modifica solo in modo parziale la produzione, questo
perché il capitale commerciale[7]
è autonomo rispetto alla produzione
in quanto sposta solo dei prodotti dal luogo dove sono reperibili a prezzo
basso e li rivende, ad un prezzo più alto, dove questi prodotti sono richiesti
(ossia funziona solo nella sfera di
circolazione e scambio delle merci); pertanto, dato il carattere allargato (in
senso spaziale) del commercio, incomincia ad attribuire al denaro[8]
(= l’equivalente di una merce che è immediatamente scambiabile con un’altra) la
funzione di moneta, ossia introduce
il denaro come mezzo di scambio, per
esempio come moneta d’oro che è merce
nei cui termini tutte le altre merci definiscono il loro valore, tanto che la
moneta diventa valore d’uso che ha il compito di funzionare come polo di
riferimento, accettato da tutti, di una merce nei confronti dell’altra[9].
Accrescendo però il volume dei traffici e degli scambi, il capitale commerciale
indirizza tendenzialmente la
produzione verso il valore di scambio, ossia prepara quella contraddizione del
processo di riproduzione che favorirà la transizione, il passaggio (Übergang) al modo di produzione
capitalistico, quel valore di scambio che sottomette a sé la produzione
indirizzata al valore d’uso e, insieme, i rapporti di produzione e le forme di
proprietà corrispondenti. Ciò che porta, nell’Inghilterra del XV, XVI, XVII,
XVIII e XIX secolo, al modo di produzione capitalistico[10].
[1] Mutuato da Godelier 1981, p. 93.
[6] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘valore’. V. anche infra.
[7] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘capitale commerciale’. Da non dimenticare che l’accumulazione
avviene oltre che con il commercio, anche con l’usura.
[8] Cfr. Mascitelli 1977, sub voce ‘denaro’; sul denaro visto sia
dal punto di vista economico che sociologico, antropologico e psicanalitico, v.
Ceserani e De Federicis 1980, pp. 18-22.
[10] V. Marx 1858b, trad. it. 1970,
vol. II, pp. 95-148; Marx 1867, trad. it. 1975, pp. 879-950. V. anche Godelier 1980a, pp.
439-448. Su Marx 1867, v. Volpi 2000, sub
voce ‘Karl Marx’, pp.724-726
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